Giovani di belle speranze, anzi vincenti

"Qualche anno fa sono uscita allo scoperto i giovani vivaisti italiani, laurea in tasca e voglia di mettere le mani nella terra, la testa nei libri di orticoltura e lo sguardo nei grandi vivai internazionali. Oggi, invece, attraverso il Modena Garden Festival, vengono alla ribalta i nuovi progettisti del verde. Tra i 30 e i 40 anni, non sempre hanno compiuto studi specifici, ma tutti sono specializzati, o o si stanno specializzando, nell’arte della progettazione del verde. Lottano per affermare la loro idea di giardino senza il “rampantismo” della generazione precedente: più sono bravi e indipendenti, meno sono presuntuosi. Forse la giuria ha colto anche questo aspetto quando ha deciso di assegnare i due premi assoluti a progettisti tanto defilati quanto lucidi. Massimo Semola, architetto novarese di concezione novarese autore di “Parliamo di noi”, è ancora fresco di idee e di concezioni come un ragazzo, anche se ormai alle soglie dei 40 anni. Dice, grazie alla sua adolescenza a contatto con la natura, se ha deciso di progettare il verde invece di costruzioni e , quando afferma che in provincia con questa attività si fa fatica a campare, aggiunge che sta proprio alla sua categoria promuovere la cultura del giardino inteso come ambiente della casa. Sono trentottenni, invece, le agronome Marcella Minelli e Barbara Negroni che per la loro faraonica “Torre di Babele” hanno lavorato in team con un affermato ingegnere modenese cinquantenne, Eugenio Ansaloni, ma anche con un neolaureato in ingegneria, un perito agrario fresco di diploma e tre laureandi in agraria.

Della leva emergente in questa seconda edizione del Modena Garden Festival, però, si ricorderà forse più di tutti “Progetto Zero”, così chiamato perché è la prova iniziale di tre ragazzi padovani non ancora trentenni, Anna Sicoli, Fernanda Colombari e, per la visualizzazione grafica in 3D del progetto, Mauro Visentin. Non si sono risparmiate, le due ragazze: bisognava vederle all’opera attorno al loro giardino, fradice di pioggia, per capire di che stoffa sono fatte. Hanno pensato a tutto, fino nei minimi dettagli, disegnato gli arredi (fatti eseguire su misura per l’occasione), scelto con grande sicurezza i colori e le piante e infine sotto un diluvio scoraggiante, hanno montato il tutto, dipinto il fondale, posato le pavimentazioni, riempito i vasi di erbacee perenni. Dentro alla loro idea di giardino, straordinariamente intensa, ci sono cascate con passione, facendosi aiutare nella realizzazione solo da un altro trentenne protagonista del Modena Garden Festival, Giovanni Nannini, offertosi per solidarietà. Nannini, pur non figurando tra i vincitori, già lo scorso anno si era fatto notare con un giardino di rare qualità stilistiche." (da Gardenia n. 172 Agosto 1998)